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Uno dei dolori più classici che, almeno una volta nella normale pratica agonistica, ha colpito tutti i podisti, di qualsiasi livello, è quello al fianco destro. Quello che spesso, soprattutto, fra i non addetti ai lavori, viene chiamato erroneamente ” mal di milza”,  un organo che invece si trova posizionato da tutt’ altra parte, sul fianco sinistro.

Detto questo, neanche fra chi pratica l’attività podistica con una certa regolarità, ci sono idee chiare sulla provenienza su questo insorgente dolore al fianco destro, che può essere temporaneo, oppure avere caratteristiche di recidività ogni volta che sottoponiamo il nostro fisico ad uno sforzo di medio-alta intensità.

La causa principale di questo dolore acuto che si manifesta a livello del fegato è dovuto al fatto che lo stesso organo è chiamato dall’organismo a compensare le richieste di glucosio, stivate sotto forma di glicogeno, in seguito ad un impegno fisico eccessivo per essere sopportato solo dalle scorte del glicogeno presenti nei muscoli. Questa ”spremitura” del fegato è quella che comporta un dolore acuto, che non va identificato come qualcosa legato alla funzione digestiva dello stesso organo.

Come si può ovviare a questo stress del fegato? Certamente, per quanto sia possibile, ottimizzando le operazioni di riscaldamento, soprattutto in vista di prove molto veloci, in cui la partenza ricopre un ruolo tattico fondamentale, vedi il via di una corsa campestre. Poi certamente cercando anche di gestire il primo tratto di gara in relazione alla propria condizione di forma, senza farsi trascinare dal ritmo dei più forti.  Un altro accorgimento può essere quello di utilizzare da 50 a 100 mg di magnesio pidolato prima di una gara o di un allenamento impegnativo. Con dosaggi così bassi infatti non si registrano effetti collaterali a livello intestinale.

La seconda causa dei dolori nella zona del fegato è dovuta all’insorgere di microcalcoli minerali o lipidici all’interno della cistifellea. In questo caso il problema è di più difficile individuazione, anche perchè questo problema si presenta nel momento di massima disitratazione e poi scompare nelle ore successive quando l’atleta si è reidratato. Se però il dolore è molto acuto, l’atleta è costretto a fermarsi. Per ovviare a questo tipo di problema la prevenzione migliore prevede una corretta idratazione prima e durante lo sforzo.

Analizzate le cause del dolore al fianco destro e degli eventuali rimedi c’è ancora da dire che il problema può essere attenuato anche evitando sostanze che influenzino la digestione e la depurazione del fegato. In primis gli alcolici, ma anche i farmaci antiinfiammatori, i fritti, i cibi grassi in genere, il caffè e per ultimo il cioccolato.

Sull’abuso di quest’ultimo alimento posso citare un ‘esperienza diretta vissuta con un mio grande atleta, Francesco Panetta, campione mondiale dei 3000 siepi nel 1987 a Roma. Di cioccolato, Panetta era molto goloso, soprattutto appena arrivato dalla Calabria a Milano, tanto da soffrire spesso per dolori al fegato. Fu il dott. Rudy Tavana, oggi medico del Milan, a fargli capire che per diventare un campione doveva smettere con quello specifico peccato di gola.

Fonte: dicorsa

 

Nella corsa è meglio seguire l’istinto oppure la tecnologia? Vale a dire:  è meglio affidarsi in toto al cronometro, al cardiofrequenzimetro, al GPS di ultima genarazione, oppure andare dietro alle proprie sensazioni? In generale una cosa non deve per forza escludere l’altra. Sarebbe comunque un errore non sfruttare la tecnologia per i riscontri che può offrire, ma, in ogni caso, è molto importante che un corridore impari ad ascoltare le risposte che arrivano dal proprio organismo,  a gestire i vari ritmi di allenamento, a metabolizzare il grado di fatica accumulato e la gestione dei tempi di recupero, tutti elementi che poi verranno sublimati nel momento della competizione. All’atto pratico, fra corridori istintivi e corridori tecnologici, soprattutto nel campo amatoriale, ci sono differenze sostanziali nel loro rapporto con la corsa:

ISTINTIVI. In linea di massima i fondisti che rifiutano la tecnologia, pur allenandosi a loro volta con regolarità, rimangono atleti che non amano verificare sistematicamente il proprio stato di forma, soprattutto perché hanno una relativa inclinazione verso l’agonismo più spinto. Fra le loro opzioni preferite c’è quella di variare in continuazione i percorsi di allenamento, non tanto per la noia di passare sempre dagli stessi luoghi, quanto perché non vogliono mettere a confronto i relativi tempo di percorrenza, così evitando di angosciarasi oltremisura. In loro prevale soprattutto il piacere della corsa spesso fine a sé stessa, una sorta di assoluto naturale, in cui andare più forte o più piano dipende soltanto dall’umore o dalla voglia di giornata.

TECNOLOGICI: Sul fronte opposto troviamo il corridore tecnologico, che non farebbe mai un passo senza avere con sé l’amato cronometro, oppure il cardiofrequenzimetro o il GPS di ultima generazione. Quello che davvero spacca il capello per sottolineare che il tal percorso è più lungo o più corto di 20 metri di meno rispetto alla credenza generale e che in “ quel tipo di lavoro lì “, è andato fuori soglia di cinque pulsazioni al minuto. Al contrario del corridore naturale, il tecnologico vive ogni seduta di allenamento come una piccola tesi universitaria da dimostrare, con un’ attenzione ai particolari spesso esasperata. Naturalmente preferisce allenarsi quasi sempre sugli stessi percorsi in modo da poter confrontare i vari tempi di percorrenza e tenere quindi sempre sotto controllo il suo stato di forma.

CONCLUSIONI. Detto delle negatività psicologiche derivanti dalla dipendenza dalla tecnologia, non si può però negare i suoi aspetti positivi, soprattutto per chi la sa usare con criterio e senza esserne schiavo. Come esperienza personale nella mia lunga carriera di tecnico posso dire che in alcune sedute test, alcuni miei atleti sono andati molto più forte del programmato, quando ho tolto loro dal polso il cronometro personale e non ho dato loro alcun tempo di passaggio, ma solo il crono finale della seduta. Come dire che la tecnologia ci insegna a gestire ed a controllare le tue forze, ma l’istinto è capace di farti andare oltre quelli che ognuno pensa possano essere i suoi limiti.

 

Fonte: dicorsa

 
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